Nel 2017 arrivo in Israele e attraverso Gerusalemme, lasciandomi guidare da una terra antica, densa di storia e di presenza. Cammino tra le vie della città vecchia, entro nei mercati pieni di colori, di voci, di profumi, dove ogni angolo sembra raccontare qualcosa di vivo e pulsante. È un mondo diverso da quello che conosco, più asciutto, più essenziale, e proprio per questo capace di arrivare diretto.

Raggiungo il Muro del Pianto, e lì mi fermo. Porto con me i desideri di tante persone, li tengo tra le mani come piccoli semi invisibili e li affido alle pietre, uno ad uno. È un gesto semplice, ma carico di intenzione, un rituale silenzioso che mi attraversa profondamente.

Il viaggio prosegue tra le diverse terre di Israele fino al Sinai, dove il paesaggio si apre, si svuota, e lascia spazio a qualcosa di più essenziale. Qui il tempo cambia ritmo, il corpo ascolta in modo diverso, e lo sguardo si allarga.

Questo viaggio segna un passaggio importante. Mi porta fuori dai paesaggi a cui ero abituata, più morbidi, più umidi, e mi introduce a una dimensione più nuda, più diretta. Inizio a vedere realtà che non avevo mai incontrato prima, e dentro di me si apre uno spazio nuovo: uno sguardo più ampio, capace di accogliere differenze, contrasti, e nuove profondità.

Non è solo un viaggio nei luoghi, ma un primo movimento verso un modo diverso di percepire il mondo. Una soglia. Un inizio.